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Jolly Roger
La terra di nessuno

Gabriele Dolzadelli

Prologo

Cork, Irlanda - 18 Agosto 1658

Il mare era piatto. La barca galleggiava tranquilla, cullata dalle acque. La vela era stata abbassata e i pesi, chiusi in sacche di stoffa, erano stati calati per zavorrarla e non lasciarla andare troppo a largo.

Era sorta da poco l'alba ma il cielo era già luminoso. Un vento gentile portava con se l'ultima freschezza della notte appena terminata.

A bordo, un uomo armeggiava con le corde di una rete per sbrogliarle, così da poterle gettare in acqua.

«Un giorno, ragazzi, prenderemo un pesce grosso così!»

disse ai due bambini che lo osservavano affascinati, mentre districava le maglie con dita esperte e callose, abbrustolite dal sole come il resto del corpo «ve lo posso assicurare. Forse, quando avrete due braccia un po' più robuste. Un bel merluzzo gigante! Che ne dite?»

La barba corta e rossiccia, come i capelli, percorreva il viso squadrato e spigoloso.

Il più grande dei ragazzi, che aveva una dozzina d'anni, si sporgeva costantemente dalla barca, fissando l'acqua scura.

Sembrava un abisso senza fine, capace di dar vita ai peggiori mostri della sua fantasia.

Aveva lo stesso colore di capelli del padre. Piccole lentiggini gli riempivano naso e guance.

«Non esistono merluzzi giganti» disse, continuando a scrutare il fondale.

Tuttavia, non credeva pienamente alle proprie parole: lo si intuiva dalla maniera guardinga con cui vigilava sul mare.

«Si che esistono!» rispose il bambino più piccolo, che aveva un paio di anni in meno.

Aveva dei lineamenti più gentili e una chioma folta e nera.

«No! Non e vero!»

«Si, che e vero!»

«Non e vero!»

«Alex ha ragione» disse il padre indicando con un cenno il piccolo, che gli sorrise trionfante «Sid, esistono merluzzi che possono arrivare fino alla lunghezza di un uomo disteso, se non di più. E pesare altrettanto.»

Sidvester fece un'espressione scettica e si sedette a prua della barca. Da quando accompagnava suo padre nelle battute di pesca non ne aveva mai visti con i suoi occhi, dunque non credeva affatto a quella storia. Usciva con suo padre ogni giorno, mentre Alexander li seguiva solo qualche volta. Aveva quindi un'esperienza sufficiente per poter stabilire se un merluzzo di quella portata esistesse davvero oppure no.

Vivevano di quello. Uscivano prima del sorgere del sole e pescavano quello che potevano, dati gli scarsi mezzi. La maggior parte delle volte avevano pesce solo per la loro famiglia; erano rare le occasioni in cui c'era qualcosa da poter vendere ad altri.

«Mi basterebbe prendere qualcosa» affermò, sdraiandosi per osservare le nuvole correre via da quel cielo troppo blu.

Alexander si lanciò a sua volta verso la prua e facendosi schermo con le mani osservo l'orizzonte.

«Che c'e, figliolo?» domandò l'uomo, corrugando la fronte.

Lo teneva sempre d'occhio, nonostante la sua attenzione fosse principalmente rivolta alla rete con la quale ancora armeggiava.

Il bambino sorrise e indico tre puntini lontani che si muovevano silenziosi sulle acque, provenienti da Cork.

«Quelle sono navi, navi vere! Non e così, padre?»

Il pescatore assottiglio gli occhi per focalizzare meglio le sagome, per quanto, data la formazione e le dimensioni, non ci fosse bisogno di verifiche. Non erano certo le misere barchette da pesca che solitamente si affannavano in ordine sparso in quel braccio di mare.

«Certo. Navi da commercio. O, forse, trasportano uomini. Chi lo sa?»

«Da dove vengono? Dall'Inghilterra?»

«Credo di sì. Forse sono dirette a sud. Molto probabilmente vogliono percorrere la costa per poi andare a ovest, verso le Indie Occidentali.»

Gli occhi del bambino si sgranarono e la bocca si spalancò: «Uoohhhhoo! Le Indie Occidentali! Hai sentito, Sid?»

Ma il fratello non sembrava affatto colpito da quella rivelazione. Stava sdraiato sul fondo della barca come un pesce morente, respirando quietamente e fissando il cielo con occhio interrogativo.

«Che hanno di speciale?» chiese con noncuranza.

Alexander cominciò a saltellare da una parte all'altra della barca, facendola oscillare leggermente.

«Ma come? Non lo sai? Ci sono uomini dalla pelle nera, vestiti con abiti di foglie! E… tesori… animali mai visti! Non e così, padre?»

L'uomo lo guardo con un sopracciglio arcuato e scosse il capo con rassegnazione.

«Chi ti ha raccontato queste cose?» gli chiese mentre posava una mano sulla sua testa, scompigliandogli i capelli.

«Patrick!»

«Il figlio del fabbro? E che ne sa lui?»

Alexander si mise ritto con la schiena, in posizione fiera e sicura. Cosa che alla sua età lo faceva apparire un po' buffo.

«Suo fratello ci è stato. Si è arruolato nella Marina del Re e ha affrontato una spedizione non molto tempo fa. Gli manda delle lettere!»

Suo padre annuì e fece una smorfia di disgusto.

«Puah! Arruolarsi con degli inglesi. Questa non me l'aspettavo. Arruolano anche i cattolici, adesso? Irlandesi, per giunta?»

Alexander perse tutta la sua sicurezza e mise il broncio, disegnando un profondo solco tra le sopracciglia.

«Perche?» domando con ingenuità.

Sidvester si alzò e si mise a sedere.

«Uccidono la nostra gente. Ci odiano. Ammazzano preti, donne e bambini!» recitò, compitando sulle dita «Ma che ne sai tu?»

Il bambino gli diede uno spintone. Sidvester rispose con uno ancor più forte, che fece capitombolare il fratellino all'indietro.

«Finitela, voi due!» li rimproverò il padre.

«Alexander dice che…»

«È lui che ha iniziato! Dice idiozie.»

L'uomo afferrò per un braccio il figlio maggiore. Nella sua presa si percepivano chiaramente tutti gli anni di duro lavoro: Sidvester sentì la forte stretta delle dita.

«Non dire mai più una cosa del genere a tuo fratello!» gli disse, sgridandolo.

Non voleva che Alexander crescesse con la mente piena di quelle cose orribili. Anche se sapeva che Sidvester aveva raccontato solo il vero.

Da quando Cromwell aveva rovesciato il re, era iniziata una vera e propria crociata da parte degli inglesi contro tutti i cattolici presenti nelle isole, primi fra tutti gli irlandesi. Il Lord Cancelliere aveva reagito con molta violenza alla rivolta avvenuta dieci anni prima in Irlanda.

Per vendicare le uccisioni cruenti perpetrate dai cattolici ai danni dei protestanti aveva portato, su quella terra, altrettanta morte e distruzione. I suoi uomini erano noti per essere brutali e per non fare alcuna distinzione. A Drogheda e a Wexford erano morti, infatti, migliaia di civili e diversi preti, oltre ai soldati.

«A ogni modo, le Indie Occidentali sono pericolose. Molto più pericolose degli inglesi» sentenziò l'uomo cambiando discorso. «Possono essere affascinanti, ma pochi fanno ritorno.

Le rotte sono infestate da pirati assetati di sangue, gli squali sono pronti a divorare la tenera carne di un bambino e gli uomini che abitano quelle terre fanno sacrifici umani!»

Il pescatore gesticolava mentre parlava, per dare enfasi al discorso. Ai sacrifici umani balzò in piedi, allargando le braccia e facendo una smorfia da selvaggio assetato di sangue. La barca rollò violentemente. Ottenne il risultato sperato: Alexander si rannicchiò dietro il fratello. Sembrava sul punto di piangere.

«Ma non c'è nulla da temere, figliolo!» il padre sorrise, tornando a sedersi; anche il loro piccolo natante tornò subito a cullarli dolcemente «Perché il tuo posto è qui, vicino a tuo padre. E un giorno pescheremo un merluzzo così grosso che dovremmo portarlo in braccio tutti e tre per arrivare fino a casa.»

«Ci vorrà una pentola enorme!» obiettò, ridendo, il bambino. La paura era già passata.

«Sarà un problema della mamma» disse allegramente il padre. «Ora, chi mi aiuta a gettare la rete?»

Sidvester si alzo in piedi.

«Ti aiuto io!» disse.

L'uomo sorrise anche a lui, ma in modo assai diverso.

«Grazie, Sid. È un duro lavoro quello del pescatore, ma è così che si sfama una famiglia.»

Il figlio rispose al sorriso e afferrò la rete.

«Non preoccupatevi, padre! Nelle Indie Occidentali, io non ho la minima intenzione di andarci.»

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Jolly Roger
La terra di nessuno

Gabriele Dolzadelli

la terra di nessuno
Leggi l'anteprima

1670. In un clima di scontri per la colonizzazione del Nuovo Mondo e per la supremazia commerciale, un giovane irlandese di nome Sidvester O'Neill parte per il Mar dei Caraibi con destinazione l'isola di Puerto Dorado. Lo scopo è quello di ritrovare il fratello Alexander, partito anni prima, per riportarlo a casa. Ma il viaggio avrà risvolti inaspettati. Nelle oscurità della giungla della piccola isola vi è nascosto un segreto a cui le principali potenze europee (Francia, Inghilterra ed Olanda) ambiscono.

Intrighi, inganni e complotti farciscono le giornate di Puerto Dorado, in una lotta al potere fra i più astuti capitani presenti sull'isola. Il tutto sotto l'occhio vigile di una nave pirata ancorata all'orizzonte, di fronte a quella piccola terra di tutti e di nessuno.

L'autore

Gabriele Dolzadelli, nasce a Morbegno (SO) nel 1988 e vive a Chiavenna con la moglie Natalie. Nel 2007 si diploma all'Istituto Tecnico Leonardo da Vinci. Nel 2014 ha autopubblicato il suo romanzo d'esordio, "La terra di nessuno", primo volume della saga "Jolly Roger", per poi pubblicarne altri tre: "Le chiavi dello scrigno" (2015) ,"I fratelli della costa" (2016) e "La torre del ribelle" (2017).
Nel 2016 fonda il gruppo Facebook "Self Publishing Italia" (SPI) che mira ad aiutare altri autori indipendenti attraverso una comunità di scambio di consigli, esperienze e servizi.

Il suo sito web


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Perché l'abbiamo scelto

La terra di nessuno è un classico romanzo d'avventura che si rifá a una lunga tradizione di storie di navi e pirati, senza mai sfigurare nel confronto. Un'ambientazione ricca, una trama avvincente, personaggi complessi ma sempre ben delineati, sono gli elementi forti di un romanzo capace di offrire piacevoli ore di svago. Da premiare poi anche l'attenzione posta dall'autore nel confezionare un prodotto curato: la forma è ineccepile e rarissimi i refusi, segno evidente di un serio lavoro di editing sul testo.

Una nota ai naviganti: trattasi, come si evince chiaramente da quel "Volume 1" in copertina, del primo capitolo di una saga. Il finale aperto è dietro l'angolo!


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