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La rana bollita

Marina Innorta

La rana

Circola una storiella curiosa sulle rane.

Si dice che se ne butti una dentro una pentola d'acqua bollente, d'istinto schizzerà fuori con una zampata per salvarsi la vita. La stessa rana però finirà bollita se la metti in una pentola con l'acqua appena tiepida e la fiamma bassa. All'inizio il tepore sarà addirittura confortevole, ma poi, mano a mano che l'acqua si scalderà, la rana cercherà di adattarsi e si renderà conto del pericolo solo troppo tardi. La temperatura l'avrà resa troppo debole per saltare fuori dalla pentola e, poverella, finirà bollita.

Probabilmente si tratta solo di una storiella, tuttavia è una metafora efficace di come talvolta possiamo sopportare situazioni spiacevoli, un giorno dopo l'altro, raccontandoci che in fondo non stiamo poi così male, fino al giorno in cui ci troviamo così stanchi nel corpo e nello spirito da non avere più la forza di reagire.

Questo è quello che è successo a me, che ho provato a convivere per anni con disturbi d'ansia sempre più intensi e invalidanti, fino a che mi sono trovata quasi senza la forza di scendere dal letto al mattino. Senza rendermene conto, ho rinunciato a molte cose importanti. L'ansia ha cercato di dirmi che non andava bene ma l'ho ignorata. Ho cercato solo di stringere i denti e tirare avanti sopportando il panico, i dolori di pancia, le vertigini, la tachicardia.

Ecco la storia di come sono riuscita a tirare una zampata e fuggire via dal pentolone un attimo prima di finire del tutto bollita.

1. Rumore di cose che si rompono

Nessuno si rende conto che alcune persone spendono quantità incredibili d'energia solo per essere normali. - Albert Camus

Si fa buio

Oggi è il mio ultimo giorno di lavoro, però io ancora non lo so. Tra poco passerò la tessera nel marcatempo, salirò in macchina e per più di un anno non tornerò a lavorare in questo ufficio.

Ubbidendo a un istinto silenzioso decido di mettere in ordine la scrivania. Le mie mani si muovono veloci; esamino i documenti, li infilo dentro buste di plastica, ci metto sopra le etichette. Sposto a fatica grossi faldoni in cartone, pieni di atti, bolli, fatture e moduli compilati da grafie imprecise. Numeri di protocollo, date, articoli di legge, timbri in ceralacca rossa, cifre, conteggi, nomine, contratti.

In verità, invece di mettere in ordine avrei cose più urgenti da fare. Giusto ieri ho preparato l'elenco delle questioni di cui mi devo occupare, ed è bello lungo. Dovrei solo cominciare dalla prima voce della lista, sbrigarla in tempi ragionevoli e passare a quella successiva. Nulla di troppo complicato, solo che proprio non ci riesco.

Ho molta confusione in testa e mi sembra di non essere più capace di fare niente. Ultimamente mi viene tutto difficile. Non riesco a concentrarmi e tendo a perdermi in un bicchiere d'acqua.

Non amo molto il lavoro in questo ufficio, mi stanno strette le gerarchie, odio tutta questa burocrazia e soprattutto odio la fretta, le urgenze continue. In qualche modo finora me la sono cavata abbastanza bene, da un po' però non ce la faccio più. Sono stufa, stanca, insofferente, odio tutto e tutti e vorrei solo mettere la testa sul cuscino e dormire fino al prossimo anno.

Poco fa, all'ora di pranzo, ho avuto un malore: uno dei miei soliti sbandamenti. Ormai sono due anni che va avanti così. Soffro d'ansia, vertigini e mancanza di equilibrio mi fanno compagnia ogni giorno. Negli ultimi mesi sono anche dimagrita, e siccome ero già molto magra, praticamente adesso sono uno scheletro che cammina. Mangio poco perché ho sempre la nausea e lo stomaco chiuso, e anche perché ho qualche difficoltà a masticare per via delle cure che sto facendo ai denti. Nelle ultime settimane nemmeno dormo: mi sveglio durante la notte pensando al lavoro. Certe volte mi prende la paura di essermi dimenticata qualcosa di importante o di avere fatto qualche errore madornale. Tra la mancanza di cibo e di sonno è già tanto se sto in piedi.

Mi sento davvero debole e oggi, mentre camminavo verso la mensa, mi sono dovuta sedere sul muretto perché mi girava la testa e mi sentivo sul punto di svenire. La collega che era con me voleva chiamare un dottore, ma le ho detto di non farlo perché questi malesseri li conosco e la maggior parte delle volte se ne vanno nel giro di pochi minuti. Però bisogna che parli con il mio medico, ho rimandato fin troppo. Oggi ci vado.

Così adesso sono qui che riordino in modo meticoloso queste carte. Poi chiederò il permesso per uscire una mezz'ora prima e andrò dal dottore. Mentre infilo tutte le buste di plastica dentro una grossa scatola, mi rendo conto che le sto sistemando come se dovesse lavorarci qualcun altro al posto mio. Facendo ordine, con gesti calmi e precisi, quasi amorevoli, mi sto congedando da questo posto, da questo lavoro, da questa situazione. Accade così, senza alcuna premeditazione, e ancora non ne sono del tutto consapevole.

Forse abbiamo tutti un punto di rottura; il mio lo raggiungo oggi, un anonimo mercoledì di metà novembre. Quando esco dall'ufficio, sono solo vagamente consapevole che qualcosa si è spezzato, mentre penso che non mi sono mai sentita così stanca in vita mia e che devo proprio chiedere al medico qualche giorno di malattia.

Le ragazze della cantina stanno prendendo provvedimenti a mia insaputa. Io so solo che non ce la faccio più e che ho bisogno di vedere il mio dottore. Loro invece hanno appena deciso che da domani niente sarà più come prima.

esci

La rana bollita

Marina Innorta

la rana bollita
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L'ansia e il panico possono essere terrificanti. Stringono la gola, spezzano il respiro, bruciano energia. Chi soffre di questi disturbi desidera una cosa sola: che scompaiano prima possibile. Ma cosa si deve fare per guarire? Come si torna a una vita normale?

Questo libro racconta la storia (vera) di un percorso lungo un anno alla ricerca di risposte. È un'autobiografia, e allo stesso tempo un saggio per capire come funziona l'ansia, cosa accade davvero nel nostro corpo quando proviamo quei sintomi terribili, perché i farmaci non riescono a essere risolutivi.

È la storia di un viaggio alla scoperta dei nostri lati più nascosti, quelli con cui dobbiamo imparare a dialogare per trovare un nuovo equilibrio. Perché l'ansia non è un nemico da combattere. Somiglia di più a un amico un po' rozzo e maleducato che viene a disturbarti per dirti che c'è qualcosa che non va nella tua vita e che è ora di cambiare.

Di ansia e di panico si parla tanto, sulle riviste, su internet, in televisione. Esperti di ogni genere si affannano a spiegare quali sono le vere soluzioni. In questo libro invece finalmente ascoltiamo la voce di una paziente, di qualcuno che sa davvero cosa significhi vivere con questi problemi.

L'autrice

Marina Innorta vive a Bologna. Di formazione sociologa, specializzata in comunicazione della scienza, ha sempre amato leggere, scrivere e studiare. Da qualche anno scrive di psicologia positiva, creatività, mindfulness e crescita personale sul suo blog.
“La rana bollita” è il suo primo libro.

Il suo sito web


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Perché l'abbiamo scelto

La rana bollita è un libro che fa un'ottima pubblicità al self publishing. Tutto è egregiamente curato: la copertina, l'impaginazione, la formattazione dell'ebook. E il testo.

Con delicatezza e semplicità, ma anche con tanta sincerità e coraggio, l'autrice racconta la quotidianità di una persona alle prese con una malattia (o forse è meglio chiamarla sindrome?) infida, capace di rendere impossibili compiti normalmente semplici, elementari: l'ansia patologica.

È una sorta di diario quello che prende forma pagina dopo pagina, in cui il lettore può vedere da molto vicino cos'è l'ansia, a cosa può portare, come può condizionare la vita di chi ne soffre. Ma può vedere anche come si può provare a combatterla, con difficoltà ma senza lasciarsi andare, e come riuscire a conviverci.

Un libro molto bello, per tutti, e da consigliare vivamente a chi non soffre d'ansia e pensa che si tratti soltanto di debolezza. Non sfigurerebbe, così com'è, nel catalogo di case editrici importanti.


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