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L'ombra del Serpente

(File JE60754 vol.1)

Isabel Giustiniani

Prologo

Cairo, Museo Archeologico Nazionale

Gennaio 2011

Suvvia, dottoressa Braxton, ha proprio bisogno di accendere quella videocamera? La paura di esser derisa supera dunque tanto la sua decantata sete di verità? Oh no, la cosa non mi turba, non abbia timore. Mi lascio ammirare, specchiandomi negli occhi avidi degli uomini, ormai da tempo immemorabile. Sono abituato a vedere in loro la meraviglia mutarsi in cupidigia, lo stupore in terrore genuino.

Si dice che ciascuno abbia il proprio destino inciso nel nome. Per questo io non ho mai smesso di riscrivere il mio. In quel suo computer lei mi ha etichettato come “reperto JE 60754”, ma prima di questa fredda sigla sono stato chiamato Lo Splendore, Amanta, Ouroborus, Quetzalcoatl, e ancora Wouivre, Leviatan, Netjer-ankh, Demone Scarlatto... Possiedo più destini di quanti il Fato possa ricordarne, nomi indossati e abbandonati come vecchia pelle, accumulati nei secoli che mi hanno visto testimone degli eventi di molti luoghi. Gli uomini hanno rivestito le mie fattezze dei loro miti sebbene la maggior parte di essi si sia riferita a me chiamandomi semplicemente Il Serpente.

Tra tutti quelli che ho avuto, uno solo però è il nome che ho amato profondamente, così come ho adorato la creatura che me lo diede. I suoi occhi limpidi e smeraldini come un lago montano, l'inebriante profumo dei suoi capelli e il sorriso puro con cui pronunciava quella parola, accarezzandomi, sono ricordi incancellabili incisi nel metallo e nelle pietre preziose che costituiscono la mia essenza. E quel nome appartiene solo a me.

Sorride, dottoressa? Certo, capisco... lei non crede che uno come me sia in grado di amare. Eppure io le dico che quella fanciulla è al centro di ogni mio pensiero da prima che l'umana genia erigesse templi e palazzi e ancora lo sarà quando tutte le vostre imprese saranno polvere nella polvere.

Leggo impazienza nel suo volto, Amberlee. Posso chiamarla così? Avrà la sua storia, come le ho promesso. Una storia vissuta nella condanna all'eternità, cominciata quando i miei occhi si aprirono e con essi la coscienza al mondo.

CAPITOLO PRIMO

Illusioni e disillusioni

Sembra oltremodo sciocco e banale, visto con il senno di poi, il motivo che mi spinse ad attraversare la soglia del mondo degli Uomini: la curiosità. Come un demone irriverente e ossessivo essa mi pungolò la mente durante quel primo gelido inverno della mia esistenza, fino a non farmi pensare ad altro. Con l'incoscienza e la temerarietà di un fanciullo, ignorai consigli e avvertimenti, accecato dal desiderio di vedere le Antiche Macchine Perdute e i loro creatori. I racconti dei vascelli dallo scintillio metallico che un tempo avevano sfidato la volta stellata per giungere fin qui su La Madre, riempivano i miei occhi d'immagini rutilanti e incredibili prodigi.

Era davvero così facile raggiungere il loro mondo d'origine?

Sferzato da un freddo vento notturno, osservavo la gemma quiescente sul ramo che avevo appena liberato dalla coltre nevosa.

“La vita è la chiave di tutto. C'è più energia racchiusa nella scintilla vitale di uno stelo d'erba che nel fuoco inanimato di una stella. Questo gli Uomini, abbagliati dalla loro scienza, non hanno capito e questa è stata la loro rovina.”

La frase di Xiandra continuava a echeggiarmi nei pensieri ed ero certo che fosse la chiave dei Varchi di cui mi aveva parlato. Nella mia esuberante giovinezza avevo la convinzione che se una via era percorribile in un verso lo sarebbe certamente stata anche in quello opposto e, una volta che avessi placato la mia sete di conoscenza in quel lontano e misterioso mondo chiamato Terra, avrei fatto ritorno a casa. Le storie di quanti avevano fallito, dissolvendosi nell'oblio, non m'interessavano: io sarei stato in grado di trovare il modo.

Fissai la gemma, a lungo. Cercai la risposta tra le linee delle foglie appena abbozzate, serrate le une attorno alle altre come un piccolo scrigno che serbasse al suo interno il tesoro più prezioso. Non sapevo esattamente cosa fare ma la avvolsi con delicatezza osservandone più attentamente i particolari. Non accadendo nulla, esitai. Il vento sollevava dal suolo fiocchi di neve in mulinelli impazziti che mi frustavano a raffiche, quasi volessero dissuadere la mia intenzione, costringendomi a socchiudere gli occhi.

No, La Madre è qui. La sua forza è anche in questa piccola gemma.

Tornai a fissare le foglie con caparbietà. Le guardai con crescente concentrazione fino a che ebbi l'impressione che cominciassero a ingrandirsi, come se mi si avvicinassero progressivamente. Dapprima con lentezza e poi acquistando velocità in un vortice di visioni, ebbi la sensazione di entrare in loro, di superare i piccoli strati fino a giungerne al cuore. Vidi l'apice, all'apparenza così immobile e dormiente, impegnato in una febbrile opera di infinitesimale quanto costante crescita. Con la conoscenza acquisita nel tempo, compresi come lo spettacolo straordinario cui ero stato testimone quel giorno non fosse null'altro che il miracolo della vita che generava se stessa. Piccole cellule venivano incessantemente create, spinte avanti e verso i lati dalla divisione di altre sottostanti. Passai attraverso gli strati cellulari esterni fino a raggiungere il midollo. Flussi organici trasportavano sostanze all'interno di membrane e grosse molecole venivano costruite davanti ai miei occhi, avvolte negli scambi elettrici che pervadevano la soluzione. La corsa, divenuta ormai frenetica, mi catapultò all'interno di un nucleo dove aggrovigliate catene di cromosomi si separavano le une dalle altre, duplicandosi. Un'elica parve accogliermi, srotolandosi e aprendosi proprio davanti a me. Sentii di andare incontro a quell'abbraccio, offrendomi ai filamenti che mi ghermirono. L'elica ruotò più volte in una danza che mi smembrò, dilaniandomi. Urlai mentre un improvviso bagliore mi investiva accecandomi. Cercai di protendermi verso la luce, ma con orrore mi avvidi di non possedere più un corpo, svanito come un'ombra all'arrivo del giorno.

esci

L'ombra del Serpente
(File JE60754 vol.1)

Isabel Giustiniani

l'ombra del Serpente
Leggi l'anteprima

"Si dice che ciascuno abbia il proprio destino inciso nel nome. Per questo io non ho mai smesso di riscrivere il mio tra le pieghe del Tempo e del Mito."

Cairo, gennaio 2011. Nell'instabile scacchiere politico del suolo egiziano durante la primavera araba, il mondo assiste impotente alle immagini del fumo che si innalza dal Museo Archeologico. Ma il clamoroso furto perpetrato nelle sale che custodiscono i reperti di Tutankhamon nasconde un segreto più grande e temibile. Chi sono le misteriose pedine che si muovono in una scia di omicidi, disposte a tutto pur di entrare in possesso della rivelazione celata nel file JE60754?

Storia, avventura e thriller si mescolano in una vicenda che si snoda attraverso il tempo, dalla corte del tetrarca di Galilea Erode Antipa fino alla Costantinopoli del basileus Manuele II. Tra santi e peccatori - ora al seguito dei crociati di Sigismondo d'Ungheria, ora di mercanti di schiavi, cavalieri e spie - il racconto di un viaggio millenario intrapreso solo per amore. E per sete di vendetta.

L'autrice

giustiniani

Isabel Giustiniani è nata a Padova ma ha vissuto in diverse città italiane. Dopo un lustro trascorso in Portogallo, fa attualmente base in Australia con figli e marito.
Pánta rhêi hōs potamós dicono affermasse Eraclito. E la vita della Giustiniani scorre infatti come un fiume, sempre all'insegna del cambiamento e desiderio di crescita, dalla cittadina di poche anime alla metropoli e ritorno, dal lavoro nell'agenzia immobiliare a quello nella softwarehouse. La passione per i libri la accompagna da sempre, trovandola lettrice curiosa con una predilezione per la narrativa storica e la saggistica, soprattutto per la millenaria storia bizantina. A Bisanzio ha dedicato la raccolta di racconti Kizil Elma - Storie di Costantinopoli. Ha scritto inoltre La tomba del canarino, romanzo che racconta la storia dell'archeologo Howard Carter e la scoperta della tomba di Tutankhamon.
Nel 2013 ha aperto il blog Storie di Storia, sito dove si parla di narrativa storica, saggistica, personaggi ed eventi del passato.

Il suo sito web


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Perché l'abbiamo scelto

L'ombra del Serpente è un originale romanzo che fonde insieme storia, mito e fantastico. L'opera è ben sostenuta da una scrittura elegante e avvincente, in grado di cambiare efficacemente registro espressivo nel descrivere scene d'azione ambientate ai giorni nostri, scene storiche, con ricostruzioni verosimili e dialoghi pertinenti.

Un finale forse troppo aperto, lascia il lettore in sospeso insieme alle tante trame ancora da sciogliere, costringendolo ad attendere, con ansia, un nuovo capitolo di questa appassionante saga.

Ma la lettura val bene l'attesa, perché Isabel Giustiniani dimostra di possedere una profonda conoscenza delle vicende storiche narrate e riesce a inserirle in una prosa che non scade mai nella semplice ricostruzione didascalica, ma che incuriosisce e coinvolge.


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